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Da Luna alla Via Emilia
Per superare questa fase di stallo culturale ed economico, non è più tempo di pensare allo “SVILUPPO” attraverso visioni progettate e finanziate dall’alto o affrontate insolitaria. Occorre riprendere le misure del territorio dal quale operiamo e comprenderne l’unicità (GENIUS LOCI), riconnettere tra di loro capacità che nascono da una storia comune e assumere la responsabilità di tracciare insieme il percorso che ci conduce al FUTURO.

L’idea non è nuova, ha 2200 anni, ma oggi il concetto di interconnessione
e di rete così ben congeniata dai romani con la creazione della Via Emilia,
non è un modello legato semplicemente al passato bensì traccia i percorsi
del nostro avvenire

Tracciata inizialmente da Rimini a Piacenza, poi estesa sino alle porte di
Milano per intercettare le ulteriori strade romane (verso Torino, verso
la cisalpina e verso i porti liguri), la Via Emilia rappresenta certamente
uno degli assi portanti dello sviluppo culturale ed economico dell’Italia.

La regione che si sviluppa ai lati di questa strada è un susseguirsi di luoghi simili ma allostesso tempo diversissimi.
È la terra dei contrasti in cui si sono sempre confrontate ricchezze e miserie, invenzioni e conservazioni, lentezza
e velocità, varietà e continuità del paesaggio, relazioni favorite dalla rete e stratificazioni culturali, qualità sublimi
e tradizioni contadine, permanenza e viaggio.

L’Emilia Romagna è ricchezze dei territori e delle genti, una ricchezza che porta all’invenzione di piaceri diffusi (terme,
profumi, cibo, vini, mondanità permanente) e che oggi paga il prezzo ambientale dell’iper-sviluppo regionale
che richiede il recupero quasi utopico della natura. Alle sue città va riconosciuto il primato internazionale per la produzione
nel design, nel tessile, nella meccanica, nella elettronica e nel comparto alimentare. A tutti è nota l’eccellenza nella
formazione (gli asili di Reggio Emilia, le scuole e l’Università di Bologna), la capacità di realizzare utopie (il mare in città
a Bologna, il petrolio italiano, lo zucchero italiano, la macchina più veloce del mondo “si vola come andare in bicicletta”).
E poi ancora tutti i paesaggi possibili, il vino più buono, il maiale più buono, la frutta più buona, i ristoranti migliori, le donne
più belle, i meccanici più bravi, il maggior numero di sport seguiti, la più alta partecipazione politica, i cantanti più famosi,
le miss, le discoteche, le biblioteche più aperte d’Italia…

“E allora cosa occorre
a questa straordinaria realta’ per ridefinire il paradigmadi una CRESCITA FELICE?”
Un obiettivo comune a lungo termine
Parlare di CRESCITA oggi ha assunto un significato diverso. Non che l’impresa italiana non abbia saputo offrire “crescita e benessere” alla popolazione, ma spesso questo è avvenuto a discapito dell’ambiente, della cultura e delle nostre tradizioni, facendo perdere all’Italia, e spesso anche all’Emilia Romagna, le sue qualità.

La nostra volonta’ è quella di mettere al centro
di un progetto di ricerca lungo tre anni il patrimonio di idee, persone, luoghi, energie, risorse, di ieri, di oggi e di domani. Riscoprire legami profondi, ma anche tracciare scenari futuri che prolunghino,in modo duraturo, il percorso dalla Via Emilia fino ai confini del mondo.

Perché la via Emilia
Le ragioni di un progetto dedicato alla via Emilia sono molte ed in sintesi:
il territorio coinvolto risulta determinante per lo sviluppo futuro della Regione Emilia Romagna e - visto il peso economico e produttivo - per l’intero Paese; occorre svincolarsi dalla prospettiva meramente “politica” dal respiro corto legato alle tempistiche elettorali e programmatiche che fanno riferimento a programmi pluriennali di tre o cinque anno (anche in sede europea) e affrontare la sfida per le generazioni future, per l’ambiente, il territorio e l’economia in un respiro più a lungo termine, analizzando le trasformazioni sul medio lungo periodo e prevedendo futuri possibili che fanno i conti con trasformazioni progressive ambientali, economiche, agricole, immobiliari e antropologiche;
occorre intercettare le opportunità contemporanee date dall’avvento di nuove tecnologie della comunicazione e della digital fabbrication e dagli appuntamenti di carattere locale, nazionale ed internazionale quali l’Expo 2015 dedicato a temi di largo interesse per i settori di vocazione per questo territorio (agricoltura, cibo, ambiente);
occorre aiutare le aziende, gli enti pubblici, la scuola, ad un cambio generazionale che non comporta semplicemente una trasmissione delle competenze e della cultura d’impresa predefinite, ma richiede un vero e proprio cambio di paradigma determinato da una mutazione quasi “genetica” delle modalità di lavoro, di organizzazione, di comunicazione e di commercializzazione (web 2.0, e-commerce, digital fabbrication, artisan design, dai trend ai mind stile, dalla civiltà delle immagini alla condivisione delle esperienze e della fusione fra pubblico e privato); occorre moltiplicare le occasioni di progettualità consapevole attivando nuovi modelli di cooperazione fra università, professioni e mondo della produzione per rendere possibili accelerazioni di innovazione e opportunità di lavoro e di business nuovi e di successo. L’innovazione che si invoca con tanta forza negli ambienti produttivi e istituzionali, non è figlia di ispirazioni creative estemporanee. Per mantenere alto il valore del concetto di Made in Italy occorre mettere al centro di ogni progetto un’attenta analisi delle eccellenze del territorio in cui viviamo e lavoriamo. La via Emilia con la sua storia rappresenta la piattaforma ideale per una progettazione triennale che ha la volontà di innescare meccanismi partecipativi permanenti che vedano coinvolte istituzioni, imprese, esperti nei diversi settori, studenti delle scuole medie superiori e universitari, con l’obiettivo di mettere le basi per la creazione di un “SISTEMA VIA EMILIA” capace di generare progetti di sviluppo condiviso e visioni a medio-lungo termine. Le sfide di questo “NUOVO FUTURO” passano attraverso la capacità di fare RETE in un sistema complesso in cui l’assunzione di responsabilità nei confronti dello sviluppo non ricade più solo sulle spalle delle istituzioni, ma sempre più spesso passa attraverso meccanismi di relazione tra entità diverse, basati sull’interscambio di idee e competenze.

Il percorso di eventi e iniziative partirà da Milano e si snoderà attraverso le principali città che una dopo l’altra hanno dato corpo e sostanza alla Via Emilia.

Milano (Mediolanum),
Piacenza
(Placentia),
Parma,
Sant’Ilario d’Enza
(Tannetum),
Reggio Emilia (Regium Lepidi),
Modena (Mutina),
Bologna
(Bononia),
Imola (Forum Cornelii),
Faenza
(Faventia),
Forlì
(Forum Livii),
Cesena
(Caesena)
Rimini (Ariminum).

Le iniziative e le città coinvolte sono al momento in fase di definizione. Gli eventi e le tematiche trattate saranno
il frutto del dialogo con i nostri partner e tutte le parti coinvolte.

Le tappe

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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