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PALAZZO BEVILACQUA
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| Percorrendo via D'Azeglio, ci si imbatte in un nobile palazzo commissionato da Nicolò Sanuti nel 1477, la cui paternità architettonica tuttora non è risolta. Una presenza architettonica assolutamente straordinaria per Bologna, non solo per qualità artistica, ma pure per l'identità estranea, straniera: un edificio la cui facciata già denuncia l'appartenenza a quel vento innovatore rappresentato dal rinascimento toscano, insolito per Bologna. Si tratta infatti di un bugnato di straordinaria qualità impreziosito da due ordini di finestrati, in alto splendide bifore riccamente decorate, in basso quadrati di grande respiro linguistico architettonico, modernissimi. La base è risolta con eleganza da una estrusione che attribuisce plasticità all'intera facciata e dona pure una non trascurabile funzione di sedile, quasi a suggerire una sintonia con il pubblico, una accoglienza anche se diversa da quella tipica bolognese risolta dai famosi portici. In facciata, oltre ad altri preziosi elementi come il balconcino in ferro battuto, di grande manifattura, troviamo due portali, uno è l'ingresso alla attuale Libera Università delle Arti, l'altro conduce all'interno del primo cortile. Il bellissimo cortile è un gioiello dell'architettura bentivolesca riecheggiante il portico di S. Giacomo Maggiore e presenta capitelli e colonne lavorate da Tommaso Filippi da Varignana e ornamenti in cotto simili a quelli del portico degli Eremitani attribuito allo Sperandio. Sovrastante il colonnato superiore si ammira un fregio pittorico riferibile ad Amico Aspertini mentre quello visibile salendo al piano superiore, internamente al loggiato, è frutto di una rielaborazione di Achille Casanova durante le opere di restauro condotte tra il 1907 e il 1908 da Alfonso Rubbiani. Al centro del cortile troviamo una insolita ed enigmatica cisterna anch'essa di fattura risalente al XV secolo, ma proveniente da un palazzo ferrarese e qui trasferita nell'800.Sempre da Ferrara provengono le finestre marmoree murate in una parte del loggiato. Proseguendo nel cortile troviamo il passaggio ad un secondo cortile, frutto di un ampliamento commissionato dal Cardinale Lorenzo Campeggi, pare secondo disegno di Galeazzo Alessi. Nel 1547, nella sala al piano terreno, si tennero alcune seduta del Concilio di Trento, trasferitosi per sfuggire alla peste dilagante nella sede iniziale del Concilio. Con l'estinzione della famiglia Campeggi nel 1727 il palazzo fù ereditato dai Malvezzi e poi dai Vincenzi di Ferrara. Infine dal 1776, per lascito testamentario fù assegnato ai Marchesi Bevilacqua che ne sono tuttora proprietari. |
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