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Architettura e Realtà
nell’epoca dei quanti.
Specializzazione in analisi
storica, rilevamento
dei beni architettonici,
restauro architettonico
Architetture in legno:
progettazione,
costruzione e restauro
Architettura e Realtà nell’epoca dei quanti.

La realtà contemporanea: corpi viventi (circa 7miliardi e 211milioni) e adeguati vuoti, sparsi sul pianeta nella quantità necessaria affinché quei corpi possano svolgere confortevolmente svariate attività.
Corpi viventi che oggi, grazie alle loro appendici tecnologiche, si estendono nello spazio sino ai limiti dei loro sensori e dei loro comandi remoti, generando una enorme e complessa community in rapida espansione.
Vuoti, la cui composizione genera edifici, di cui una parte è arte architettonica, che ogni giorno si fanno più corporei, grazie alla sensibilità ed alla modificabilità permessa dalle nuove tecnologie. Ma non solo. Ogni edificio, oggi, è parte di un sistema dinamico. Anche gli edifici stanno diventando parte di una gigantesca community interattiva. Così come per i corpi che li abitano, anche gli edifici possono essere descritti e pensati con ragionevole precisione mediante i precetti della fisica classica Newtoniana; ma per indagare il contesto globale (le mega-community) nel quale l’edificio (come il corpo vivente) è compreso, questa non basta più.
Per indagare le transizioni di fase, i punti critici e di emergenza, la definizione delle varianti dei sistemi complessi e tante altre caratteristiche fisiologiche della realtà contemporanea, serve la fisica quantistica, cioè quelle riflessioni scientifiche che per un centinaio di anni sono rimaste in un cassetto e che da un ventennio ormai indirizzano la ricerca tecnologica e scientifica dell’umanità.
In particolare questo utilizzo è motivato dalle sempre più frequenti scoperte (a volte solo verifiche) del fatto che le “cose” non sono come sembrano. Dal fatto che i nostri sensi (straordinari ed ancora inavvicinabili laboratori chimico/elettronici) producono si quantità straordinarie di dati sofisticatissimi, ma sono tutt’altro che interessati al problema di riferirci con precisione cos’è la realtà. Questa scoperta, come si potrà ben immaginare non piace a molti, ma è stata fondamentale per iniziare a mettere in discussione alcuni di quei dogmi che stanno soffocando la vita sul pianeta.
La fisica quantistica, la scienza dei sistemi complessi e tutte le varie coniugazioni matematiche e biologiche del problema, ci possono insegnare a ripensare ciò che noi, dandolo troppo spesso per scontato, pensiamo essere la “realtà”. E ripensare alla realtà significa mettere in discussione le modalità di definizione delle cosiddette “condizioni al contorno”, secondo le quali si è sempre immaginato (e fatto, dai tempi dei greci) di dover basare la creazione e la realizzazione di un edificio.
Pensare di utilizzare una pelle biometrica in un edificio non è più fantascienza, così come concepire una struttura non esclusivamente statica o renderlo autonomo nell’adeguarsi alle mutevoli condizioni ambientali (come luce, temperatura ecc.).
Dovrà diventare consuetudine edile quella di considerare un edificio un sistema di ciclici feedback intelligenti in grado, appunto, di adeguarsi coerentemente alla succitata realtà. E l’architettura dovrà adeguarsi a ciò.
Per quanto riguarda le nuove rotte che proponiamo di indagare in questo corso, esse sono il risultato di interrogazioni relative alla questione della tecnologia e alla questione del pianeta che ci ospita. Quello che ne sortisce, sono nuovi territori di ricerca che permettano la definizione di un’architettura intimamente connessa non solo ai problemi dell’uomo e dell’ambiente, quanto piuttosto alle scoperte più significative della nostra epoca. Crediamo all’idea che la nostra architettura, quella che testimonia questa epoca, sia composta di una “materia” che non è ne la forma ne la funzione, ma piuttosto l’astratto (tradizionalmente) concetto di relazione, intesa come la capacità di articolare connessioni (reti) nello spazio. Un’architettura che non compone e pone nello spazio oggetti in se conclusi, autonomi e monumentali, ma che agirà partendo da una condizione iniziale neutrale per poi generare paesaggi instabili, strutturalmente aperti alla negoziazione, alla trasformazione ed alla vita, ovvero agli equilibri dinamici del mondo vivente, per poi ritornare, una volta svolto il suo compito, nella condizione neutrale di partenza, pronta per una nuova configurazione energetica.